Danza come arte contemporanea ma in teatro, contaminazioni, danzatrici che vorrebbero fare le loro performance in gallerie d'arte, pur facendosi pagare come in teatro (e possibilmente molto di pių). Certe volte capisco i dubbi dei miei ex-studenti, le loro paure.
Nandhan, danzatrice part-time, dice "Abbiamo usato la danza, le proiezioni, le nostre voci, le voci di altri e ci siamo ispirati a un lavoro di Sophie Calle per il nostro spettacolo". Il confine fra i generi č sempre pių labile, e diventa sempre pių difficile definire il proprio lavoro, i propri obiettivi. Bastasse definirsi artista... ma poi ti chiedono sempre se dipingi, se reciti, se canti. E comunque, come dice Nandhan,"Siamo in troppi".
(>>english version)
Dance as contemporary art but in theaters, contaminations, dancers who would like to make their performances in art galleries, being paid of course, just as in theaters (and possibly much more). Sometimes I understand my ex-students's fears, their doubts.
Nandhan, a part-time dancer, says "For our show, we used dance, projections, our voices, other people's voices and we found the inspiration in Sophie Calle's work." Borders between genres is ever more ephemeral, and defining one's work and aims becomes more difficult every day. If defining oneself as an artist were enough... but then someone always asks if you're a singer, an actor, a painter. And anyway, as Nandhan says, "We're too many".