Prendi il linguaggio politicamente corretto. Va bene dire donna, se una lo è, ma ci sono certe che anche a trentacinque anni preferiscono definirsi ragazze. E capisco che "barbone" non sia proprio gentile, ma perché cieco è diventato non vedente? E perché se una non è italiana l'indicazione della sua nazionalità c'è sempre, tipo la brasiliana, la cilena, e nei casi migliori Amina, egiziana? Però con gli americani, gli svizzeri e i giapponesi non succede. Almeno non in tempi di guerra, come adesso.
E infine, perché mai quando una è una donna non ci si riferisce a lei con il cognome, come per gli altri? Nel mio caso, al telefono, se non dico il nome credono che Beffa sia una ditta, e mi chiedono come mi chiamo. Ma nel caso di un elenco di nomi sul giornale, perché ci sono tutti i cognomi e poi Condoleezza Rice, nome e cognome? Non che sia il mio tipo di femminista.
(>>english version: it's not exactly a translation)
Take politically correct language. It's ok to define woman one of them, but then there are women preferring to be called girls, even at thirty-five. And I understand that "hobo" is not really kind, but why an atheist has become a non-believer? And why if someone is not Italian her name is always commented by her nationality? It doesn't happen with Americans, Swiss and Japanese though, except in times of war, like now. Only with Brazilians, Chileans, Egyptians and such.
And why, when referring to a woman, Italian newspaper-persons can't leave her name alone, and always add her first name? They don't for men. I mean, they print a list of every last name of the men in the Bush government, and then add first and last name of Condoleezza Rice. Not that she's my kind of feminist.