Pensavo che "public art" significasse lavorare con gli immigrati e altra gente, e infatti mi pareva un'impresa difficile, almeno per un artista come me. Poi ho ricevuto questo comunicato stampa. Le definizioni sono meno definite di quello che pensiamo.
"L'arte contemporanea -o almeno una parte di quella che viene definita arte contemporanea- da alcuni anni ha avviato al suo interno un percorso critico e una dinamica di ricerca che mettono in discussione l'autonomia dell'arte intesa come autosufficienza dell'opera e come autoreferenza del significato.
Da questo momento, in pratica, è stato messo in dubbio che l'arte si curi essenzialmente di sé stessa, favorendo invece una interpretazione e una pratica che fanno dell'arte contemporanea un mezzo di comunicazione e una forma delle relazioni interpersonali.
Ne consegue l'attribuzione di un ruolo di maggiore rilevanza e di più forte responsabilità per lo spettatore e un cambiamento delle modalità espositive e del rapporto con i contenitori tradizionali.
Assistiamo ad un proliferare di esposizioni d'arte realizzate al di fuori dei luoghi deputati: mostre allestite nelle stazioni delle metropolitane e nelle stazioni ferroviarie, mostre che occupano gli spazi pubblicitari, mostre che viaggiano sugli autobus, o che trovano collocazione dentro agli ipermercati ... in tutti quei luoghi dove le persone transitano nei loro percorsi quotidiani e si pensa che l'interazione con il pubblico sia più appetibile, alla ricerca di un interlocutore meno specializzato e di maggiore rilievo numerico, dando vita in tal modo a un percorso parallelo dell'arte contemporanea, percorso stimolante e qualificato, nella direzione di quella che con termine anglosassone si definisce 'public art'.
In questo ambito di indagine si inserisce anche il progetto FAQ (...) che sposta la mostra fuori dai luoghi deputati, in uno spazio che è il luogo stesso in cui si articola la vita di una comunità, senza pareti bianche, senza la cerimonia del passaggio della soglia che introduce il visitatore in un mondo diverso rispetto a quello della sua esistenza quotidiana.
Gli artisti invitati 'mettono a disposizione' il loro lavoro nelle strade di Castel San Pietro, utilizzando come interfaccia striscioni stradali in PVC di 4 metri x 1 metro che saranno sospesi su via Cavour e su via Matteotti o il sistema di diffusione sonora presente in tutto il centro storico della città."
F.A.Q. frequently asked questions
a cura di Gino Gianuizzi e di Mauro Manara
Castel San Pietro Terme (Bologna) 2-30 novembre 2003
http://www.comune.castelsanpietroterme.bo.it
(>>english version)
I thought "public art" meant to work with immigrates and other people, and it looked to me a very difficult enterprise, at least for an artist like me. Then I got the following press release. Definitions are less defined than what we think.
"Contemporary art has initiated for some years now a critical course and a research dynamic that questions the autonomy of art regarding the self-sufficiency of the work and as self-reference of meaning.
By this moment, in practice, it is put in doubt that art is able to take care of itself, favouring instead an interpretation and a practice that makes Contemporary Art a medium of Communication and a way of interpersonal relationships. This way comes attributed a role of major relevance and stronger responsibility for the spectator and a change of expository displays and their report with the traditional containers.
We are assisting a proliferation of art exhibits performed outside the official, standardized sites: shows are running in subway and train stations, works that occupy the advertisement spaces, that circulate by bus, or that find their own place in the supermarket? In all those places where people move themselves in their everyday life and where the interaction with the public is thought as more appetizing, searching for an interlocutor less and less expert, only valuated by his numeric number, vitalizing this way a parallel course to Contemporary Art, stimulating and qualified, in the direction of what is defined as 'Public Art'.
In this sphere of inquiry we also find inserted the F.A.Q. project (...) that displaces the show outside the official places, in a space that it's in itself where we find articulated a city's life, without the white walls, without the ceremony of passing the threshold, introducing the visitor in a different world regarding the one of his daily life existence.
The invited artists show their works on the streets of Castel San Pietro, using as interface PVC urban banners, dimensions 4mt x 1mt, that will come suspended on via Cavour and on via Matteotti, or by sound installation, on air in all the historical center of the city."
F.A.Q. frequently asked questions
curated by Gino Gianuizzi and Mauro Manara
Castel San Pietro Terme (Bologna) 2-30 november 2003
http://www.comune.castelsanpietroterme.bo.it