Nel cortile davanti a me ci sono capannoni, un futuro teatro di quartiere, lavori in corso. Una gru. Operai e macchine che lavorano anche la domenica. Passa tanta gente, pochi si fermano. Nei giorni di gran caldo una coppia dormiva fra i capannoni, i tetti di lamiera sono un inferno d'estate e d'inverno. Vedo spesso una bella donna grassa seduta a chiacchierare, porta un abito nero, lungo, estivo, molto scollato. Qualche bambino biondo è rientrato dalle vacanze proprio l'altro giorno.
Qualcuno passa urlando come immaginiamo che facciano quelli che impazziscono. Fa tutta la via urlando. Io, chiusa al sicuro dietro la mia porta al quarto piano, ho un po' paura lo stesso.
La gru cigola. I martelli martellano. Al piano di sotto lasciano solo un cane che piange tutto il giorno. Mi fa pena, povera bestia. Anch'io me ne faccio un po', io che per lavorare ho bisogno di silenzio, e che divento triste se qualcuno piange.
(>>english version)
In the courtyard before me there are warehouses, a theater-to-be, works in progress. A crane. Workers and machines going even on weekends. Many people passing, just a few stopping. During the heatwave a couple slept in the courtyard, the tin roofs of the warehouses is hell in summer as in winter. I often see a handsome fat woman sitting in conversation. She wears a long, black, very low-necked summer dress. Some blond children came back from their holidays just the other day.
Someone goes by shouting like we think crazy people do. He walks all the road shouting. Safely closed behind my fourth floor door, I am a little scared anyway.
The crane squeaks. Hammers hammer. Downstairs, someone leaves a dog alone, wimpering all day long. Poor darling, I pity it. And i pity myself too: I need silence to work, and feel sad whenever someone cries